Affermazioni inaccettabili da parte del dott. Federico Coccìa

Non è certo la prima volta che la Società Italiana di Parassitologia sente il dovere di smentire affermazioni assolutamente inesatte, fuorvianti e prive di qualsiasi fondamento scientifico. Sarebbe impossibile segnalarle tutte, ma non ci si può esimere quando questo avviene da parte di professionisti che operano in ambito sanitario e che dovrebbero rappresentare i portatori di una corretta informazione.

È il caso della recente intervista sui “Rischi collegati alla puntura di zecca” rilasciata a “Il Messaggero” (link) dal dott. Federico Coccìa, Medico Veterinario presentato dalla giornalista come Ricercatore presso l’Università degli studi di Teramo. Al di là del fatto che il dott. Coccìa non ci risulta ricoprire tale ruolo (ma lasciamo comunque all’Ateneo chiamato in causa ogni possibile azione al riguardo), nel corso dell’intervista risultano evidenti affermazioni quali “la zecca è un insetto ematofago” (in realtà non si tratta di un “insetto”, bensì di un aracnide) e soprattutto suggerimenti assolutamente errati e fuorvianti sulle modalità con le quali rimuovere la zecca dalla cute e in particolare: “stordire la zecca con l’olio di oliva o meglio ancora con l’alcool, che la inebria e la rilassa, per poi rimuoverla”, quando in realtà la rimozione di questo artropode deve essere esclusivamente meccanica, senza l’uso di alcun tipo di sostanze che, oltre ad essere inutili, sono potenzialmente dannose perché potrebbero irritare l’artropode e indurlo al rigurgito della saliva, favorendo così la trasmissione di eventuali patogeni.

Come società scientifica riteniamo pertanto di avere il dovere di segnalare e contrastare episodi quali quello descritto, soprattutto quando si rendono responsabili professionisti che operano in ambito sanitario e che, rivolgendosi alla popolazione, diffondono informazioni non solo inesatte dal punto di vista scientifico, ma in grado di risultare addirittura controproducenti per la salute degli animali e dell’uomo.

Un Centro collaboratore Oms alla Federico II: l’unico dedicato alla diagnosi delle parassitosi intestinali

Si presenta il primo Centro Collaboratore OMS della Federico II, l’unico dedicato alla diagnosi delle parassitosi intestinali dell’uomo a livello internazionale.

L’Ateneo federiciano è stato designato nel 2020 e il Centro è stato collocato presso i Laboratori di Parassitologia e Malattie Parassitarie del Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali della Federico II e del Centro Regionale Monitoraggio Parassitosi (Cremopar).

Le attività saranno presentate il 24 gennaio 2022, alle 9.30, presso il Centro Congressi della Federico II, via Partenope, 36. Prevista, infatti, una conferenza che sarà introdotta dal Rettore dell’Ateneo, Matteo Lorito e vedrà la partecipazione di esponenti di istituzioni regionali, nazionali e internazionali. Nicola Caputo, Assessore all’Agricoltura, Regione Campania; Maria Passari, Direttore Generale Assessorato alle Politiche agricole, alimentari e forestali, Regione Campania Centro Monitoraggio Parassitosi-CREMOPAR; Maria Triassi, Presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Napoli Federico II; Paolo Sarnelli, Responsabile UOD Prevenzione e Sanità Pubblica Veterinaria, Regione Campania; Antonio Limone, Direttore dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno; Giuseppe Campanile, Membro del Consiglio Superiore di Sanità, Ministero della Salute; Aniello Anastasio, Direttore del Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali, Università degli Studi di Napoli Federico II.

Intervengono Fabrizio Bruschi, Presidente della Società Italiana di Parassitologia, Antonio Montresor, Denise Mupfasoni, Dipartimento per il controllo delle Neglected Tropical Diseases, OMS Ginevra; Francesco Dandolo, Delegato alle Problematiche e politiche inerenti migranti e rifugiati, Università degli Studi di Napoli Federico II; Luciano Gualdieri, Dirigente medico della ASL Napoli 1, sportello per la salute degli immigrati, Presidio Sanitario Polifunzionale Elena d’Aosta; Giuseppe Cringoli e Laura Rinaldi, Responsabili CC OMS ITA-116

Le parassitosi intestinali rientrano tra le Neglected Tropical Diseases – NTD, ovvero le malattie tropicali trascurate che minacciano oltre 1,7 miliardi di persone delle comunità più povere ed emarginate di tutto mondo e causano elevata mortalità e morbilità, soprattutto nei bambini di età prescolare e scolare.

Gli obiettivi del Centro federiciano sono principalmente tre: implementare le metodiche diagnostiche in ambito parassitologico per il monitoraggio delle parassitosi intestinali nell’uomo; effettuare corsi di formazione sulla diagnostica parassitologica nei paesi tropicali e subtropicali e nei migranti nei paesi occidentali; supportare i programmi di controllo delle parassitosi intestinali in 87 Paesi endemici mediante lo sviluppo e l’aggiornamento costante di un portale basato su un sistema informativo geografico per valutare l’impatto delle misure adottate dall’OMS e dalle altre autorità internazionali per la eliminazione, in termini di morbilità, delle parassitosi intestinali.

I Centri Collaboratori designati dall’OMS per far parte di una rete mondiale di sostegno al programma dell’Organizzazione sono dislocati in oltre 80 paesi. Il Centro Collaboratore OMS federiciano sostiene anche il World NTD Day, un’iniziativa mondiale per contrastare le NTD che si terrà domenica 30 gennaio 2022.

Fonte: La Repubblica Napoli

Vaccino antimalarico RTS,S/AS01 – Comunicato stampa congiunto SoIPa e Italian Malaria Network

La malaria, malattia causata da un protozoo del genere Plasmodium e trasmessa all’essere umano da zanzare femmine del genere Anopheles, rappresenta ancora oggi un grave problema di salute pubblica a livello globale: nel 2019 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha riportato 229 milioni di casi clinici e 409 000 morti in 87 paesi del mondo, il 95% dei quali causati dalla specie P. falciparum in bambini e donne in gravidanza in Paesi dell’Africa Sub-Sahariana.

Dall’inizio del millennio si è osservata un’importante riduzione sia della morbidità che della mortalità grazie all’applicazione di efficaci misure di controllo, quali la diagnosi precoce tramite microscopia e test antigenici rapidi, il trattamento farmacologico con terapie combinate a base di artemisinine, la prevenzione attraverso l’utilizzo di zanzariere impregnate di insetticidi e la chemioprofilassi stagionale. Questi successi sono però minacciati dall’insorgenza di resistenza alle artemisinine da parte del parassita e agli insetticidi da parte del vettore. Inoltre, il trend di riduzione osservato fino al 2015 si è arrestato negli anni successivi. Per eradicare la malaria è necessario investire per incrementare l’accesso a strumenti di prevenzione diagnosi e cura, per la ricerca di nuovi farmaci e insetticidi, ma anche per sviluppare un vaccino efficace che possa dare risultati duraturi nel tempo. A fronte degli sforzi della comunità scientifica, la comprensione dell’immunità al parassita e lo sviluppo di vaccini sono stati fortemente ostacolati dalla complessità del ciclo vitale e dalla grande variabilità antigenica dei plasmodi.

Rappresenta quindi un importante traguardo l’annuncio dell’OMS dello scorso 6 ottobre, che raccomanda l’utilizzo del vaccino antimalarico RTS,S/AS01 somministrato in 4 dosi in bambini dai 5 mesi di età che vivono in regioni con trasmissione da moderata ad alta per la prevenzione della morbidità legata all’infezione da P. falciparum. Il vaccino RTS,S/AS01 è basato sulla proteina Circum Sporozoitica di P. falciparum (PfCSP), la proteina più abbondante dello stadio di sporozoita, lo stadio infettivo per l’essere umano. Lo sviluppo di questo vaccino è conseguenza dell’osservazione, risalente alla fine degli anni ‘60, che l’inoculazione di sporozoiti vivi attenuati genera immunità sterilizzante verso una successiva infezione.

Il vaccino, prodotto da Glaxosmithkline, comprende la porzione C-terminale della PfCSP legata all’antigene S del virus dell’epatite B (HBs), è formulato in particelle virali prodotte in Saccharomyces cerevisiae ed è somministrato in adiuvante AS01. Il trial clinico di fase 3 condotto per valutarne efficacia e profilo di sicurezza ha coinvolto circa 16000 bambini arruolati in 11 diversi siti di studio in 7 Paesi dell’Africa Sub-Sahariana. I risultati sono stati pubblicati nel 2015 e hanno mostrato un’efficacia del 30% nel ridurre l’incidenza di forme gravi di malaria nei bambini quando somministrato in 4 dosi. Il vaccino, registrato da GSK con il nome di Mosquirix e autorizzato dall’Agenzia Europea del Farmaco per l’uso al di fuori dell’Unione Europea nel luglio 2015, nonostante l’efficacia contenuta, si caratterizza per un bilancio favorevole di rischi e benefici.

Nel 2019 l’OMS ha avviato uno studio pilota in Ghana, Kenya e Malawi per valutare l’efficacia del vaccino in condizioni reali di utilizzo, nonché la fattibilità della somministrazione in 4 dosi. Lo studio non è ancora terminato, ma i risultati sino a oggi hanno confermato, nel contesto dell’attività di routine dei sistemi sanitari, l’efficacia dimostrata durante le sperimentazioni cliniche.

Come comunità scientifica che lavora nel campo della malaria non possiamo che accogliere con entusiasmo l’annuncio dell’OMS riguardante questo vaccino anti-malarico, il primo vaccino ad oggi disponibile contro una malattia parassitaria. Allo stesso tempo intendiamo contribuire a mantenere alta l’attenzione affinché sia garantito l’accesso a questo importante strumento di prevenzione da parte delle popolazioni a rischio, per un suo utilizzo equo ed efficace. Auspichiamo inoltre che non venga meno, e anzi venga incrementato, anche in Italia, il finanziamento alla ricerca pubblica per lo studio della malaria nei suoi multiformi aspetti al fine di sviluppare ulteriori e più efficaci misure di controllo.

Prof. Fabrizio Bruschi
Presidente della Società Italiana di Parassitologia

Prof. Guido Favia
Direttore dell’Italian Malaria Network

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Italia “Malaria free” da 50 anni, cosa abbiamo ancora da imparare

CLICCA QUI per leggere l’articolo pubblicato giovedì 3 dicembre 2020 su Il Mattino.

Maurizio Bifulco, Fabrizio Bruschi e Laura Rinaldi

50° anniversario della dichiarazione dell’OMS dell’eradicazione della malaria nel nostro Paese

In questi giorni ricorre il 50° anniversario della dichiarazione da parte dell’OMS dell’eradicazione della malaria nel nostro Paese. Dal 17/11/1970 l’Italia é divenuta malaria-free. Incredibilmente sempre in quell’anno lo stesso traguardo é stato raggiunto anche da Olanda e dagli U.S.A.

Questo risultato é stato il frutto di interventi di sanità pubblica ma anche del formidabile contributo scientifico di grandi parassitologi italiani, a partire da Giovan Battista Grassi che logiche non scientifiche hanno privato del premio Nobel per la Medicina fino a Mario Coluzzi.

Al di là di iniziative sparse, rivolte per lo più ad addetti ai lavori, questo anniversario é trascorso sotto traccia. La Società Italiana di Parassitologia, fondata nel 1959 in continuità statutaria con la Società per gli studi sulla malaria, lamenta la scarsa attenzione delle autorità governative come pure dei media nel ricordare questo importante anniversario.

Eppure si é trattato di una lezione di successo, ottenuto anche grazie alla ricerca parassitologica Italiana, di come eliminare una malattia che era endemica in Italia. 50 anni fa abbiamo sconfitto una piaga millenaria del nostro Paese, ci serva di esempio per combattere il COVID 19.

Toxoplasmosi

In relazione alle informazioni inesatte contenute nel film “Mia moglie, mia figlia e due bebé” andato in onda su Rai1 il 4 agosto 2019, il Presidente della Società Italiana di Parassitologia invia alle agenzie di stampa il seguente comunicato stampa.

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Una azienda di servizio pubblico come la RAI ha il dovere di dare informazioni corrette anche nell’ambito di una fiction.
Nel film “Mia moglie, mia figlia e due bebé”, andato in onda ieri sera 4 Agosto nell’ambito del ciclo “Purché finisca bene”,  é stato affrontato il tema della prevenzione della toxoplasmosi congenita – una malattia che può causare delle serie conseguenze nel nascituro – con informazioni assolutamente inadatte.
Per quanto riguarda l’igiene alimentare la ginecologa, dando per scontato che la paziente interpretata da Serena Autieri fosse sieronegativa per il Toxoplasma (ma di questo non é stato detto niente, facendo pensare che i divieti valessero per tutte le gravide) ha vietato il consumo di carne, pomodori se non pelati e pesce crudo: per  l’astensione dal consumo di carne é corretta soltanto per quella cruda o poco cotta e per gli insaccati, soprattutto se freschi; per gli altri tipi di alimenti non c’é ragione di vietarli, se si fosse detto molluschi crudi allora il messaggio sarebbe stato corretto.
Ancora più fuorviante é stato il messaggio relativo al gatto di cui sembrava che la sola vicinanza potesse causare la malattia: la ginecologa vieta la presenza del gatto in casa, mentre tutte le raccomandazioni internazionali prevedono che la donna in stato interessante, se sieronegativa per toxoplamosi, possa tenere comunque il gatto in casa, ma si debba assolutamente astenere dalla pulizia della sua lettiera.
Credo che queste informazioni possano dare un po’ di serenità alle donne attualmente in gravidanza che hanno visto la fiction di ieri sera.
Prof. Fabrizio Bruschi
Presidente della Società Italiana di Parassitologia
Pisa, 5 agosto 2019

Caso della bimba morta di malaria

Alla luce delle notizie incomplete o inesatte riportate da molti mezzi di comunicazione in seguito al caso di decesso da malaria avvenuto agli Spedali Civili di Brescia il 5 settembre, la Società Italiana di Parassitologia invia alle agenzie di stampa il seguente comunicato informativo sulla presenza di zanzare vettrici di malaria in Italia.
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La malaria è una malattia parassitaria causata da protozoi del genere Plasmodium, trasmessa da insetti vettori, le zanzare del genere Anopheles. Oltre a questa modalità di trasmissione, esistono casi rari di trasmissione non vettoriale attraverso trasfusioni, trapianto d’organo, contaminazione da materiale infetto in ambito ospedaliero, scambio di siringhe. Si definiscono criptici i casi per cui non si riesce a determinare la via di trasmissione, e casi introdotti quelli per i quali si accerta la trasmissione da parte di zanzare indigene.

In Italia esistono vettori capaci di trasmettere il Plasmodium. Anopheles labranchiae, insieme ad An. sacharovi e An. superpictus erano i principali vettori di malaria fino alla prima metà del ‘900, quando questa era ancora endemica in Italia, mentre altre specie, come ad esempio An. atroparvus, contribuirono al mantenimento dell’endemia in zone dove non erano presenti i vettori principali. Anopheles sacharovi è praticamente scomparsa mentre An. superpictus è attualmente relegata a pochi focolai isolati, nel Meridione e in Sicilia.

Il vettore principale, An. labranchiae, è invece ancora molto comune in parte dell’Italia centromeridionale, soprattutto in Toscana, in Sicilia e in Sardegna. Questa specie, così come An.
atroparvus, può essere infettata da Plasmodium vivax, ma non da P. falciparum, l’agente maggiormente patogeno, causa della gran parte dei casi fatali nei Paesi tropicali.

Nell’area di Trento non sono disponibili dati ufficiali relativamente alla segnalazione di vettori di malaria, sebbene la loro presenza sia da considerarsi improbabile. Nell’area costiera al confine tra
le regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia i dati più recenti mostrano segnalazioni di Anopheles non vettrici e basse densità di An. atroparvus.

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