Appello dei malariologi al G7 per il sostegno pubblico alla ricerca contro la malaria

7 novembre 2017

In occasione della Conferenza sulla Salute organizzata dalla Presidenza italiana del G7, i malariologi italiani riuniti nell’ Italian Malaria Network – molti dei quali Soci SoIPa – hanno indirizzato una lettera aperta alle ministre  della Salute, Beatrice Lorenzin, e della Università e Ricerca, Valeria Fedeli, affinché l’Italia attivi nuovi finanziamenti pubblici a sostegno della ricerca italiana contro questa devastante malattia.

L’Italian Malaria Network è stato fondato dieci anni fa da nove Università e dall’Istituto Superiore di Sanità per coordinare i gruppi di eccellenza che nel nostro paese conducono ricerca parassitologica, clinica, epidemiologica e farmacologica sulla malaria.

La lettera indica i rischi della possibile diffusione in Africa di ceppi di parassiti malarici resistenti ai più moderni farmaci, sottolineando che la movimentazione globale di merci e persone non esime da questi rischi l’Europa e l’Italia.

I 126 ricercatori firmatari osservano che, mentre il finanziamento globale della lotta alla malaria è cresciuto di venti volte negli ultimi 15 anni, la ricerca malariologica italiana non riceve tuttora alcun finanziamento pubblico significativo e lanciano, quindi, un appello perché l’Italia avvii una decisa inversione di tendenza, importante anche per affermare a livello internazionale una leadership del nostro paese nella ricerca e nell’innovazione sui temi della salute globale.

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XXX Congresso Nazionale SoIPa

Mutamenti ambientali e parassiti

26-29 giugno 2018, Università degli studi di Milano

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Caso della bimba morta di malaria

Alla luce delle notizie incomplete o inesatte riportate da molti mezzi di comunicazione in seguito al caso di decesso da malaria avvenuto agli Spedali Civili di Brescia il 5 settembre, la Società Italiana di Parassitologia invia alle agenzie di stampa il seguente comunicato informativo sulla presenza di zanzare vettrici di malaria in Italia.
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La malaria è una malattia parassitaria causata da protozoi del genere Plasmodium, trasmessa da insetti vettori, le zanzare del genere Anopheles. Oltre a questa modalità di trasmissione, esistono casi rari di trasmissione non vettoriale attraverso trasfusioni, trapianto d’organo, contaminazione da materiale infetto in ambito ospedaliero, scambio di siringhe. Si definiscono criptici i casi per cui non si riesce a determinare la via di trasmissione, e casi introdotti quelli per i quali si accerta la trasmissione da parte di zanzare indigene.

In Italia esistono vettori capaci di trasmettere il Plasmodium. Anopheles labranchiae, insieme ad An. sacharovi e An. superpictus erano i principali vettori di malaria fino alla prima metà del ‘900, quando questa era ancora endemica in Italia, mentre altre specie, come ad esempio An. atroparvus, contribuirono al mantenimento dell’endemia in zone dove non erano presenti i vettori principali. Anopheles sacharovi è praticamente scomparsa mentre An. superpictus è attualmente relegata a pochi focolai isolati, nel Meridione e in Sicilia.

Il vettore principale, An. labranchiae, è invece ancora molto comune in parte dell’Italia centromeridionale, soprattutto in Toscana, in Sicilia e in Sardegna. Questa specie, così come An.
atroparvus, può essere infettata da Plasmodium vivax, ma non da P. falciparum, l’agente maggiormente patogeno, causa della gran parte dei casi fatali nei Paesi tropicali.

Nell’area di Trento non sono disponibili dati ufficiali relativamente alla segnalazione di vettori di malaria, sebbene la loro presenza sia da considerarsi improbabile. Nell’area costiera al confine tra
le regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia i dati più recenti mostrano segnalazioni di Anopheles non vettrici e basse densità di An. atroparvus.

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